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Pian piano
Pian piano conosco, imparo, disconosco. Mi avvicino, pian piano, dove le oche stanno ferme ad osservare, ascoltano. Imparo il ritmo del mio avvicinarmi, me ne allontano.
Mio padre amava gli uccellini in gabbia, li cibava, se ne prendeva cura. C'è sempre un po' di crudeltà prima dell'allontanamento. Cos'è la libertà? E' libera scelta: scegliere di voler stare in gabbia oppure continuare a conoscere, e a disconoscere.
Ed è un'alternanza di stanchezza e slancio, energia che si disperde, nuova intensa onda che culla, sbatte, scuote, sfinisce.
Quello scomodo frammento che invade e colonizza, disconoscere è anche gettare le basi di una nuova conoscenza, stratificata e logorroica, nel suo silenzio a barricate. Così vado che niente resta uguale e nel cambiamento, pian piano, imparo dalle mie macerie.
Il palazzo è vuoto.
Con le sue persiane
azzurre abbassate,
in strada il silenzio
dell'oblio dorato
E' grandine: chicchi duri
spigolosi, quasi verdi
inchiodano i pensieri,
nessuno svernerà
da queste parti
Solo una donna di mezz'età
bionda e sola come un fiore
osserva lo scempio del tempo:
unica invitata.